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mercoledì, 05 dicembre 2007

FAIR PLAY, FAIR F.FWD E FAIR STOP

"Il calcio è uno sport per gentiluomini giocato da banditi, il rugby è uno sport per banditi giocato da gentiluomini"

C’è un aria strana a firenze, un aria che non si respirava da tempo, come se qualcuno avesse aperto finalmente le finestre dello stadio e avesse lasciato entrare un po’ d’aria fresca.

E’ finalmente si respira.

Quest’aria non si chiama fair play, ma umanità.

Il minuto di silenzio per la morte della moglie di Cesare Prandelli è stato qualcosa di commovente, uno stadio completamente muto che per una volta è più forte di uno stadio pieno di urla e applausi, è stato commovente anche vissuto davanti alla televisione nella sala di un circolo piena di incivili incapaci di zittirsi davanti al dolore di una persona.

Ad ogni modo esistono molte storie umane nel calcio, ma poche possono definirsi storie di umanità. E’ un mondo distorto da miliardi e fama che ha perso ogni contatto con la realtà, ricicla sentimenti e persone come fossero rifiuti differenziati. I giocatori si riciclano come allenatori, gli allenatori come dirigenti, e il tutto va avanti nel chiuso di questa enorme lobby di persone prive di realismo e dignità.

Ogni tanto ci si stupisce di storie che arrivano dall’inghilterra, il Leicester che restituisce il gol alla squadra avversaria dopo che la partita era stata sospesa sull’uno a zero per l’infarto di un giocatore, o di Duncan Williams che rifiuta le offerte dei club professionisti per restare nella sua squadra di dilettanti, o quel giorno che Robbie Fowler sbagliò volontariamente un rigore dopo aver discusso con l’arbitro perché aveva sbagliato ad assegnarlo. Tutte storie che arrivano da un altro calcio e da un'altra cultura. Una cultura dove non ci sono barriere negli stadi e la gente applaude la propria squadra anche se sconfitta.

Una cultura che non è la nostra.

Ecco ancora che ci si stupisce del gesto semplice della Fiorentina a fine partita, di quel tunnel di applausi e strette di mano ai giocatori dell’Inter. Ci si stupisce, come se fare i complimenti ai vincitori sia una cosa da extraterrestri e non un semplice fatto di umanità.

Essere tifosi viola ultimamente è una cosa che da soddisfazione come uomini prima che come tifosi, e visto che non possiamo essere soddisfatti come elettori di nessuna delle forze politiche in campo in Italia, meno ancora possiamo essere soddisfatti del livello di civiltà del nostro paese, c’è un certo piacere a tifare per un gruppo di persone che non ti fanno vergognare. Dopo aver visto passare dalle parti dell’Arno gente come Vittorio Cecchi Gori, Pasquale Bruno, Roberto Mancini, Luciano Luna o Giovanni Trapattoni, c’è una sorta di gioiosa eccitazione nel vedere in campo e sulla panchina viola degli uomini per bene.

Ma come in tutte le storie c’è sempre un buono e un cattivo, in questo caso un vero e proprio genio del male, cosi ecco Matarrese annunciare che il gesto dei Viola diventerà regola da gennaio, e quello che era un gesto spontaneo e umano diventerà una semplice formalità a fine gara per adempire a una stupida regola. Cosi Materazzi dopo aver offeso la mamma di qualcuno per tutta la gara potrà continuare a farlo durante il tunnel di fine partita facendo finta di fare un gesto di sportività.

Matarrese avrebbe potuto semplicemente invitare in modo deciso le società a ripetere quel gesto, in modo che partita dopo partita diventasse una tradizione sentita e onesta, invece c’era bisogno di accellerare i tempi (fair f.fwd) perché i troppi scandali e i troppi morti intorno agli stadi italiani cominciano a pesare, ma il rischio è che invece di arrivare a un fair play si arrivi a un fair stop.

Michele

 

postato da: tandemdipace2 alle ore 22:40 | Link | commenti (6)
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martedì, 27 novembre 2007

UN GIGLIO BIANCO PER DUE OCCHI BLU

Di Beppe Severigni

Torno da un ennesimo viaggio all'estero, apro il computer e trovo la notizia che non avrei voluto leggere. Se n'è andata Manuela Caffi, la moglie di Cesare Prandelli. Dire che mi dispiace è poco. Giocavamo insieme da bambini, e conosco bene la sua famiglia. Persone perbene, con i piedi piantati nella pianura. Come Cesare, del resto, che viene da Orzinuovi. Un paese pieno di belle figliole, ma lui era andato a trovarsela oltre l'Oglio, a Ticengo. Manuela era compagna di liceo di mia moglie, a Crema. Anche Cesare ed io andavamo a scuola insieme (uno allo scientifico, l'altro al classico: stesso edificio). Lo dico, quindi, perché lo so: nel successo di Prandelli — conquistato e meritato — c'è la mano di lei. Manuela, in un mondo del calcio affollato di ragazzette, era una donna. Lo è sempre stata. Aveva i capelli neri e gli occhi blu, che sbarrava con uno stupore di cui sono capaci solo i lombardi, gli irlandesi e i bambini. L'ho vista poco, in questi anni, l'ho sentita qualche volta. L'ultima, al telefono, da Firenze. Le proponevo di venire con Cesare a non so quale presentazione in città, e l'ho sentita serena, curiosa, educata come al solito. Una giovane signora, che sapeva correre in salita.
Vorrei evitare cadute retoriche, che sono sempre irritanti, ma in questi casi diventano di cattivo gusto. Dico solo che la famiglia Prandelli — allenata da lei, Manuela — dimostrava come, perfino nel calcio italiano, si possa conservare quella che gli inglesi chiamano «sanity»: equilibrio, giudizio, senso delle proporzioni.
Sono convinto che se la Fiorentina vincerà lo scudetto, prima o poi, sarà grazie a Cesare, uno degli ultimi esemplari di allenatore-educatore (pensate cos'è riuscito a fare con Adriano a Parma, con Mutu e Vieri a Firenze). Ne sono convinti anche la società e i tifosi viola; e ne siamo contenti in molti, in Italia. La Fiorentina è infatti la squadra del cuore di qualcuno, ma è «la squadra della pancia» di molti. Quella che ti sta simpatica, e non sai perché.
Ebbene: quando lo scudetto arriverà a Firenze, portatelo a Manuela.
Un giglio bianco per due occhi blu.

postato da: tandemdipace2 alle ore 18:42 | Link | commenti
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lunedì, 22 ottobre 2007
IL TRAGICO DESTINO DEL PORTIERE SENZA RINVIO DEL PERGOCREMA FOOTBALL CLUB
 
Su Repubblica di qualche giorno fa una notizia innocua campeggiava tra le pagine della cronaca Fiorentina: Finalmente, gioivano i dirigenti della F.I.G.C. Toscana, abbiamo introdotto una nuova regola che migliorerà il calcio giovanile in modo impressionante. Si apprende leggendo l’articolo che i portieri di 12 anni che abitano nella provincia di Pistoia da quest’anno non potranno più rinviare la palla con i piedi ma dovranno appoggiarla obbligatoriamente con le mani a un compagno vicino. Questo, spiega un dirigente federale, per migliorare la tecnica calcistica e far si che tutti i bambini partecipino al gioco, perché fino ad oggi difensori e centrocampisti venivano tagliati fuori dai chilometrici rinvii dei Buffon in erba….la mia mente dopo le acute parole del tecnico federale è corsa alla notizia di qualche settimana fa: i pulcini dell’inter avevano vinto 40 a 0 contro quelli del Pergocrema, e ho pensato al portiere del Pergocrema e me lo sono immaginato sospirare di sollievo ogni volta che riusciva a rinviare il pallone oltre i propri centrocampisti sperando di non vederlo tornare troppo in fretta dalle sue parti.
Non c’è che dire, la federazione italiana di Calcio ci delizia ancora con la sua arguzia, se fossimo in un mondo ideale questa regola sarebbe a dir poco sacrosanta, tant’è vero che ogni Istruttore di calcio che si rispetti la dovrebbe applicare ai propri allenamenti per insegnare ai propri allievi a giocare la palla e a non buttarla. Ma dato che la federazione permette a squadre semi-professionistiche e professionistiche di allestire vere e proprie nazionali che ogni domenica massacrano a suon di goleade tutte le altre squadre mi sembra forse la più stolta tra le regole applicate fin qui dai nostri geni del pallone. Per non parlare della priorità, insomma, forse era più necessario rivedere i criteri di selezione del corso di allenatori che impediscono alle persone normali di accedervi preferendovi tutti calciatori professionisti e semiprofessionisti. Infatti non viene fatto nessun test attitudinale, ma per entrare al corso di allenatori di base dovrete saper palleggiare di nuca mentre prendete un cappuccino guardando una puntata del Dottor House.
Che importa se poi avrete l’attitudine pedagogica di un cucchiaino da Caffè? E se siete i peggiori educatori del mondo? L’importante è che sappiate palleggiare….insomma anche questa volta la Federazione perde l’occasione di migliorare realmente le cose, e questa nuova regola finirà solo per favorire le squadre più forti che approfitteranno degli svarioni delle squadre più deboli che ancora non avranno imparato a giocare la palla coi difensori.
La prossima volta in Federazione si chiedano perché nella scuola calcio della Fiorentina ci sono due allenatori con squalifiche di oltre un anno per illecito sportivo, e perché alcune partite finiscono con risultati cosi esagerati, e perchè allenatori come quello dei Pulcini dell’Inter continuano ad insegnare calcio. E magari si mettano d’impegno per rimediare a queste situazioni invece di inventarsi regole assurde.
Ad ogni modo si narra che il suddetto allenatore dell’Inter, quando durante il corso per allenatori sentì dire dal suo insegnante che le squadre che andavano in vantaggio con più di 5 goal avrebbero dovuto giocare con l’Handicap (tanto per non umiliare gli avversari), abbia telefonato a Moratti chiedendo di comprargli un giocatore zoppo al centro diurno per disabili di Milanello. E dicono che Moratti ci abbia perfino provato offrendo qualche milione di euro e Adriano, ma pare che lo psicologo del centro diurno, nonostante fosse allettato dalla possibilità di schierare un attacante come Adriano durante i tornei tra disabili, si sia rifiutato per motivi educativi.
 
Michele
postato da: tandemdipace2 alle ore 19:57 | Link | commenti (3)
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lunedì, 24 settembre 2007

L'AMORE, LA DANIMARCA E IL DESTINO DELL'UOMO

Sento che questo giugno, questo scoprirsi ogni giorno di più, e ogni pezzo di me che scopre un pezzo di te, e per ogni pezzo di me che ti regalo trovarne in cambio uno che mi lasci nel calzino di lana di fianco al camino mentre dormo, è bello. A me non era mai successo. E veder crescere Aidi e Alex, ogni giorno, ogni mattina di sole, che per il resto della gente non vuol dire niente di particolare, è sovvertire tutti i pronostici, è ridere di fronte all’Uomo con le Previsioni Sicure, quello che era certo che la Danimarca avrebbe preso una vagonata di gol e sarebbe stata eliminata nelle qualificazioni e invece si è qualificata e agli Europei giocherà con squadre molto più forti, e l’Uomo delle Previsioni Sicure non si raccapezza.
La gente capisce solo quando le cose sono già successe, mai mentre accadono. E per noi due è lo stesso. La gente non capisce come sia possibile, visto che l’Uomo dei Sondaggi aveva negato categoricamente che due come noi potessero avere una pazza storia del genere.”
“Fantastico. E la Danimarca come gioca?”
“Bene, si vede che si divertono.”
“Alex”, aveva detto lei stringendogli le mani con una strana intensità che l’aveva turbato, “Io voglio che la Danimarca vinca.”
  (brano tratto da "Jack Frusciante è uscito dal gruppo" di Enrico Brizzi)


E la Danimarca vinse, e la storia strana è che nemmeno sarebbe toccato a lei se non fosse stato per la guerra dei Balcani che impedì alla Jugoslavia di partecipare alla competizione. La danimarca fu chiamata al suo posto, senza preparazione pre-torneo, senza ritiro, e senza Michael Laudrup che era l'unico giocatore simbolo della nazione.
Ma vinsero, vinsero eliminando squadre che tutti davano per favorite, Francia, Olanda (con Schmeichel che parò il rigore decisivo a Van Basten), inghilterra e Germania.
La Danimarca era una squadra fatta di giocatori poco considerati in giro per il mondo, Brian Laudrup era il fratello senza carattere del più forte Michael, Povlsen giocava nel Borussia Dortmunt ma ormai era dato per spacciato per via dei suoi ginocchi troppo fragili, Larsen era stato addirittura scartato dal Pisa, e poi Vilfort che giocava con la figlia di 8 anni ricoverata per una grave forma di leucemia e che appena finiva le partite tornava in patria per assisterla, la figlia morì poche settimane dopo la vittoria dell'europeo. Tranne Schmeichel che è stato una stella del Manchester United gli altri hanno avuto solo questa parentesi di fama e di gloria, e l'hanno onorata nel modo migliore, giocando un calcio corretto, mai provocatorio e scorretto, semplicemente divertendosi.
Hanno sovverchiato il pronostico anche in questo perchè spesso succede che le squadre sfavorite si ritrovano piene di ammonizioni e espulsioni, giocano provocando gli avversari, colpiscono alle caviglie e ai ginocchi perchè sanno di non poter fare altro. Rincorrono i fuoriclasse in giro per il campo offendendo i familiari e colpendoli appena ricevono palla. Sono squadre senza carattere, anche se spesso si convincono che giocare scorretto e far male sia sintomo di forza e voglia di vincere. In italia è pieno di squadre cosi, pieno di persone che considerano uomini duri coloro che si umiliano giocando scorretto perchè incapaci di giocare semplicemente a calcio. Ecco perchè i nostri eori nazionali sono gente come Gattuso e Materazzi.
La danimarca è un altra storia, è la storia di una squadra che gioca per divertirsi, che scende in campo affrontando giocatori come Gullit, Sammer, Van Basten e Mattheus senza mai sentirsi inferiori, è l'incoscenza del debuttante, è l'entusiasmo di chi ama il calcio e non di chi lo distrugge riempiendo le partite di falli e scorrettezze, e lo spirito di chi affronta il proprio destino con la sfrontatezza della cenerentola. La Danimarca ha dato il proprio contributo alla storia del calcio, ne ha scritto una pagina epica e poetica.
In finale con la Germania segnano Jensen e Kim Vilfort (con le lacrime agli occhi), e per una volta vinsero gli onesti, quelli che lo meritavano e giocavano pulito.
Molti dei giocatori che vinserò quel titolo tornarono nell'anonimato poco dopo, Larsen che fu il capocannoniere del torneo andò a giocare nella serie B tedesca e molti altri continuarono a giocare nel campionato danese. Laudrup continuò ad essere considerato un giocatore senza carattere e Flemming Povlsen finì la sua carriera pochi anni dopo.
La storia racconta che alla festa in patria per la vittoria parteciparono i giocatori della jugoslavia ovviamente invitati dai danesi, e che buona parte dei soldi e premi partita dei giocatori finiro per essere devoluti a favore delle vittime della guerra dei Balcani. Sembra una favola, e forse lo è stata.
Come finisce la storia tra Aidi e Alex invece non possiamo saperlo, nel libro resta in sospeso dopo la  partenza di lei per l'America, ma resta il fatto che certe volte in amore e nel calcio sperare e giocare per l'impossibile non sia cosi inutile.

Michele

 

postato da: tandemdipace2 alle ore 19:03 | Link | commenti (2)
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